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    <description><![CDATA[ordinarie illuminazioni quotidiane]]></description>
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    <pubDate>Mon, 4 Sep 2006 09:57:04 +0200</pubDate>
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      <title><![CDATA[Attenzione! Cambio indirizzo del blog ]]></title>
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      <description><![CDATA[<div><b>Si prega di aggiornare gli eventuali preferiti e i <a href="http://www.risveglio.net/rss.xml">feed RSS</a><a href="http://www.risveglio.net/rss.xml" target="_blank"><img src="http://www.risveglio.net/C1593009507/E1355757214/Media/Pasted%20Graphic.jpg" height="17" width="36" hspace="0" vspace="0" alt="XML/RSS Feed" border="0" /></a>. Il nuovo indirizzo del blog è lo stesso della pagina principale del <a href="http://www.risveglio.net/" target="NewWindow">sito</a>, che è stato fuso col blog per facilitare la navigazione. Le pagine del vecchio blog sono ancora al loro posto per permettere una transizione più «dolce», ma da oggi non verranno più indicizzate. Il "motore" interno al sito svolge la ricerca sui nuovi indirizzi. Anche l'URL <a href="http://blog.risveglio.net" target="NewWindow">blog.risveglio.net</a> ora punta al nuovo indirizzo. </b></div>  <br /> <div><br />Un saluto speciale a tutti coloro che hanno voluto leggere fino in fondo.<br /></div> ]]></description>
      <pubDate>Sun, 27 Aug 2006 09:35:44 +0200</pubDate>
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      <title><![CDATA[Απόφασις ]]></title>
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      <description><![CDATA[Esiste, o monaci, un non nato, non evoluto, non fatto, non condizionato. Se non ci fosse questo non nato, non evoluto, non fatto, non condizionato, non si potrebbe scorgere via di scampo dal nato, evoluto, fatto, condizionato. Ma poiché, invece, c'è un non nato, non evoluto, non fatto, non condizionato, si scorge una via di scampo dal nato, diventato, fatto, condizionato (Itivuttaka, 43).  <br /> La scelta del Buddha di definire il nirvana con una serie di negazioni è coerente con il suo sistema di pensiero, vedi la nota parabola dei ciechi e dell'elefante . Nella storia della filosofia indiana (ma potremmo tranquillamente dire del pensiero umano) esiste una corrente trasversale, detta «apofatica» i cui esponenti sostengono l'impossibilità di esprimere in positivo ciò che il divino è, perché esso trascende ogni concetto, formula e definizione; ogni tentativo di nominare ciò che è totalmente altro, per renderlo pensabile, è destinato creare un oggetto mentale, tradendo così l'ignoto che s'intende significare.In questo senso, il Buddha fu apofatico come forse nessun altro. Perciò venne detto muni. Infatti mauna (pronunciato «muna») è, in sanscrito, il voto di silenzio e muni (che vuol dire votato al silenzio) è il nome dato ancor oggi agli asceti hindu che praticano quest'austerità. Ma, si dirà, il Buddha parlava. È vero; ma rimaneva spesso in silenzio, specialmente di fronte alle domande metafisiche. Un silenzio che non significava assenso né diniego, ma che esprimeva l'impossibilità di dare una risposta verbale soddisfacente.Una volta un filosofo domandò al Buddha: «Senza parole, senza l'inespresso, vuoi dirmi la verità?». Il Buddha rimase in silenzio. Il filosofo fece un inchino e ringraziò il Buddha dicendo: «Con l'aiuto della tua amorevole bontà mi sono liberato delle mie illusioni e ho imboccato la vera via». Quando il filosofo si fu allontanato, Ananda domandò al Buddha che cosa avesse ottenuto quel tale. Il Buddha rispose: «Un buon cavallo corre anche soltanto all'ombra della frusta». (da Mumon, La porta senza porta).Un atteggiamento, quello del Buddha, che però non era affatto una novità per la tradizione vedica:Nella Brihadaranyaka Upanishad i discepoli chiedono a Yajnavalkya di descrivere Dio. Lui risponde: «Il divino non è questo e non è quello» (neti, neti).  Ovvero, il divino non è reale come siamo reali noi, e non è nemmeno irreale. Il divino non vive nel senso in cui gli esseri umani vivono e non è nemmeno privo di vita. Il divino non è misericordioso nel senso in cui noi usiamo il termine, e non è nemmeno privo di misericordia. E così via. Non potremo mai veramente definire Dio con le parole. Tutto ciò che possiamo dire è: «Non è questo, e non è quello». Alla fine, per capire la natura del divino, bisogna andare oltre le parole. In questo senso, neti-neti non è una negazione. È piuttosto l'asserzione che qualunque cosa il divino sia, quando tentiamo di catturarlo con parole umane, inebitabilmente le parole ci vengono a mancare, perché la nostra comprensione è limitata ed è ancor più limitata la capacità delle parole di esprimere il trascendente.Nello Zen si narra che il Buddha trasmise il patriarcato a Maha-Kâshyapa in silenzio, in questo modo:Un giorno il Buddha, accompagnato da numerosi discepoli, stava sul Picco dell'Avvoltoio seduto in meditazione. I discepoli lo circondavano in rispettoso silenzio in attesa che parlasse, coscienti che quello poteva essere uno dei suoi ultimi discorsi, data l'età già avanzata. Ma il Buddha, invece di parlare, prese un fiore di udumbara (Ficus glomerata) lo sollevò e lo mostrò sorridendo ai presenti che ne rimasero sconcertati. Ma Maha-Kâshyapa, uno dei suoi più intimi discepoli, sorridendo diede segno di aver capito. ]]></description>
      <pubDate>Fri, 25 Aug 2006 09:25:13 +0200</pubDate>
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      <title><![CDATA[Karma mutabile e karma immutabile ]]></title>
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      <description><![CDATA[<div><b>Che differenza c'è tra karma mutabile e karma immutabile?</b><br /></div>  <br /> <div><br />Ci sono tre tipi di karma: i <b>Sanchit Karma</b>, ovvero karma (nel senso di azioni, parole e pensieri) accumulati nel corso di innumerevoli rinascite; i <b>Prarabdha Karma</b>, ovvero i karma le cui conseguenze sono già in atto; e i <b>Kriyaman Karma</b>, ovvero i karma le cui conseguenze devono ancora essere create. <br /><br />Questi tre tipi di karma si spiegano con la popolare metafora delle varie fasi della colticazione del riso: il riso raccolto e immagazzinato nel granaio può essere paragonato ai Sanchit Karma: da questa provvista la parte che viene scelta e preparata per essere cotta e mangiata è come i Prarabdha Karma, ovvero i karma che hanno originato la vita presente. Nello stesso tempo, i nuovi chicchi che vengono seminati nelle risaie, che daranno un nuovo raccolto in avvenire e a loro volta saranno aggiunti al granaio, sono come i Kriyaman Karma, cioè gli atti compiuti di giorno in giorno, che piano piano s'aggiungono ai Sanchit Karma finché «non maturano» per dare frutto come Prarabdha Karma in una vita futura (Shikshapatri).<br /><br />Di questi tre solo il <b>Prarabdha</b>, cioè quello che ha portato alla presente rinascita, è immutabile: la freccia è già stata scoccata e nulla le può impedire di raggiungere la destinazione. Perciò gli eventi dovuti al Prarabdha sono predeterminati e inevitabili, come esemplifica la storia del monaco Chakkupala che, subito dopo essere pervenuto al pieno risveglio (ed aver quindi esaurito tutto il karma-deposito), per effetto del prarabdha divenne cieco. <br /><br />I <b>Sanchit</b> karma del deposito — che sono determinanti per le vite future — sono mutabili (purgabili) con la pratica della meditazione Vipassana.  Dei karma della vita quotidiana (<b>kriyaman</b>), invece, ci si prende cura con i precetti morali per disciplinare il comportamento fisico e verbale e con la meditazione Samatha per controllare la mente in modo che non dia origine a nuove creazioni.<br /></div> ]]></description>
      <pubDate>Tue, 22 Aug 2006 16:56:13 +0200</pubDate>
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      <title><![CDATA[Feriae Augusti ]]></title>
      <link>http://www.risveglio.net/iblog/C1041870716/E20060815102721/index.html</link>
      <description><![CDATA[<div><b>Ferragosto</b>, dal latino <i>Feriae Augusti</i> (vacanze  di Augusto) è una festa antichissima. Com'è il caso di molte altre feste divenute in seguito cristiane, il Ferragosto ha origini pagane.</div>  <br /> <div><br /><p class="floatright"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Statue-Augustus.jpg" target="_blank"><img title="Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto" class="mat" src="http://www.risveglio.net/img/Statue%2dAugustus_1.jpg"  height="384"  width="254"  hspace="10"  vspace="5"  alt="Ottaviano Augusto"  border="0"  align="right" /></a>Nel 18 a.C. l'imperatore romano Ottaviano, proclamato <b>Augusto</b> (ossia venerabile e sacro) dal senato romano, dichiarò che tutto il mese di agosto sarebbe stato festivo e dedicato alle <i>Feriae Augusti</i>, una serie di celebrazioni solenni, la più importante delle quali cadeva il 13 ed era dedicata a <b>Diana</b>, dea patrona del legno, delle fasi della luna e della maternità. La  festa si celebrava nel tempio dedicato alla dea sull'Aventino ed era una delle poche occasioni in cui i romani di ogni classe e censo, padroni e schiavi, si  mescolavano liberamente.<br /><br />Oltre che a Diana, le <i>Feriae</i> erano un'occasione per celebrare <b>Vertumno</b>, dio delle stagioni e della maturazione dei raccolti; <b>Conso</b>, dio dei campi e  <b>Opi</b> dea della fertilità, la cui festa, <i>Opiconsiva</i>, cadeva il 25 del mese. In breve, le <i>Feriae</i> erano una celebrazione della fertilità e della maternità; come molte altre feste romane erano di derivazione orientale e in particolare riecheggiavano quelle in onore di  <b>Atagartis</b>, dea madre sira, patrona della fertilità e del lavoro dei campi.<br /><br />Con l'avvento del cristianesimo la gente attribuì queste medesime prerogative alla <b>Vergine Maria</b>, la cui solennità cominciò ad essere celebrata in luogo di quella di Diana. È importante notare, però, che si trattava solo di una celebrazione di Maria Vergine; il dogma moderno secondo cui la Vergine sarebbe stata assunta in cielo a Ferragosto non si diffuse che nel diciottesimo secolo e fu dichiarato formalmente da papa Pio XII solo nel 1950.<br /><br />In ogni caso, la tradizione di agosto come mese delle <i>Feriae</i> è rimasta, e questa è la ragione per cui fabbriche e negozi restano ancor oggi «chiusi per ferie» fino alla fine di agosto, anche se nessuno si ricorda più dell'imperatore che le istituì per autocelebrarsi.</div> ]]></description>
      <pubDate>Tue, 15 Aug 2006 10:27:21 +0200</pubDate>
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      <title><![CDATA[Joan Halifax Roshi il 22.5.2006 a Milano ]]></title>
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      <description><![CDATA[Il 22 maggio 2006 alle 19, Joan Halifax Roshi ha tenuto a Milano, presso lo Spazio Sirin, in via Vincenzo Vela 15, un incontro sul tema «La compassione e la cura ai morenti», con ingresso a offerta libera. L'iniziativa, promossa dalla Fondazione Maitreya, ha visto la partecipazione attenta di un centinaio di persone.  <br /> Joan Halifax, laureata in filosofia e antropologia, è autrice di molti libri, tra i quali Voci sciamaniche, pubblicato nel 1982 da Rizzoli. Grande viaggiatrice «interiore» ed «esteriore», ha trascorso lunghi periodi della vita tra i Dogon del Mali e gli Huicholes e i Maya del Messico studiando la loro cultura e partecipando ai rituali sciamanici. Lavora da anni con i malati terminali di cancro. Nel 1990 ha fondato Upāya, un monastero zen a Santa Fe nel New Mexico (USA), di cui è abate e principale maestra.  La sua attività pastorale si svolge anche nelle carceri, con detenuti di massima sicurezza e condannati a morte, nonché nell'assistenza ai malati terminali. È fondatrice del progetto «Stare coi morenti». Pratica il buddismo fin dalla fine degli Anni '60 ed è stata formalmente ordinata nel 1976 dal maestro zen Seung Sahn. Nel 1990 ha ricevuto la «trasmissione senza parole» dal maestro Thich Nhat Hanh. ed è un Dharmacarya dell'ordine Tiep Hien. È uno dei maestri fondatori dello Zen Peacemaker Order di Roshi Bernie Glassman e della scomparsa Sensei Jishu Holmes. È una sacerdotessa zen. Come insegnante di Dharma si colloca nella corrente del «buddismo impegnato», che sostiene la necessità di couniugare la pratica della consapevolezza e dell’autoconoscenza con l’impegno sociale e umanitario.Filmato (scarica Real Player):  joan_halifax_hs.rm   ]]></description>
      <pubDate>Tue, 16 May 2006 11:05:54 +0200</pubDate>
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      <title><![CDATA[Vietnam: arrestato di nuovo Thich Quang Do ]]></title>
      <link>http://www.risveglio.net/iblog/C1159018468/E20060217202823/index.html</link>
      <description><![CDATA[<div>Portato via anche un altro monaco. Si ignorano le accuse e dove siano. Negli ultimi mesi è aumentata la repressione contro la libertà religiosa.<br /></div>  <br /> <div><br /><p class="floatleft"><img class="mat" title="Thich Quang Do" src="http://www.risveglio.net/img/HoaThuongThichQuangDo.jpg" width="334" height="500" align="right" alt="Thich Quang Do" />È stato arrestato ieri <a href="http://www.risveglio.net/iblog/C1159018468/E20051005145019/index.html" target="NewWindow">Thich Quang Do</a>, numero due della Chiesa unificata buddista del Vietnam (Cubv), non riconosciuta dal governo. La polizia di Ho Chi Minh City — racconta un testimone oculare — è arrivata la sera e ha portato via il monaco su un'automobile. Thich Quang Do, 78 anni, doveva guidare alcune decine di monaci a visitare il capo della Chiesa, il «Molto Venerabile Thich Huyen Quang», agli arresti domiciliari nella provincia di Binh Dinh. Parecchie decine di monaci hanno iniziato una protesta silenziosa nella stazione ferroviaria, dicendo di voler continuare fino al rilascio di Do. La polizia ha chiesto al monaco Thich Khong Tanh di seguirla per portare medicinali a Do. Di lui, come dell'altro monaco, non si hanno notizie. Negli ultimi mesi la Cubv lamenta un aumento della persecuzione del governo. La Cubv è stata la principale organizzazione buddista nel Vietnam meridionale e centrale fino al 1975, quando il governo ha assunto la diretta amministrazione di tutte le sue proprietà e istituzioni. Nel 1981, in seguito al suo rifiuto di sottomettersi al Partito comunista, il governo l'ha sciolta e sostituita con la Chiesa buddista vietnamita, di fatto controllata dallo Stato, ma la Cubv non ne ha mai riconosciuto l'autorità e non ha smesso la sua attività religiosa. Dagli anni '90 molti monaci sono stati arrestati e il "Supremo Patriarca" Thich Huyen Quang, 86 anni, è stato spesso minacciato per la sua opposizione al governo e da tempo è agli arresti domiciliari nella sua pagoda. Anche Do è stato spesso arrestato. La libertà in Vietnam «è — ha detto Do lo scorso ottobre — come il disegno di un dolce: sembra delizioso sulla carta, ma non lo si può mangiare».</p> <p align="right">Fonte: <a href="http://www.asianews.it/view.php?l=it&art=5417" target="NewWindow">Asianews</a></p></div> ]]></description>
      <pubDate>Fri, 17 Feb 2006 20:28:23 +0100</pubDate>
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      <title><![CDATA[Bhutan: elezioni rinviate causa oroscopo ]]></title>
      <link>http://www.risveglio.net/iblog/C1159018468/E20060203163322/index.html</link>
      <description><![CDATA[<div>L'arrivo della democrazia in Bhutan è stato bloccato dalle stelle. Il re del piccolo regno himalayano, Jigme Singye Wangchuck, dopo aver annunciato nei mesi scorsi di voler indire in quest'anno elezioni per limitare alcuni suoi poteri e dotare il paese di un parlamento, è stato convinto a desistere dal suo proposito da alcuni astrologi che hanno assicurato al re che le stelle considerano un errore la democrazia.</div>  <br /> <div><br /><a title="Foto credits: awstevenson.com" href="http://www.awstevenson.com" target="_blank"><img class="full" src="http://www.risveglio.net/img/Bhutan1340.jpg"  alt="Bhutan" border="0"></a><br><br />Secondo gli astrologi reali, non sarebbe opportuno avviare il processo democratico se non nel 2008. Bisognerà quindi attendere un altro paio di anni prima che la costituzione del paese venga approvata e siano indette le prime elezioni bhutanesi.<br /><br />Il re, prendendo molto seriamente quanto gli astrologi gli hanno detto, ha quindi deciso di rinviare le elezioni al 2008. In quell'anno verrà indetto un referendum nel quale le 700.000 persone che vivono nel piccolo regno himalayano saranno chiamate a decidere se approvare o meno la nuova costituzione. Solo in caso di risposta positiva da parte del popolo si procederà alle elezioni, che dovranno tenersi comunque entro la fine del 2008.<br /><br />La bozza di costituzione prevede che il re rimanga a capo dello Stato, ma attribuisce al Parlamento, costituito da due Camere (una Assemblea nazionale con 75 membri e un Consiglio nazionale con 25 membri) il potere di metterlo in stato di accusa con la maggioranza dei due terzi. Nessuna indicazione invece circa quali poteri dovrebbero rimanere in capo al sovrano.<br /><br />Re Wangchuck, salito al trono all'età di sedici anni nel 1972 dopo la morte del fratello, ha iniziato già nel 2001 a stilare la bozza di costituzione, che però è stata resa pubblica solo nel marzo dello scorso anno. Il mese scorso, inoltre, il sovrano annunciò la sua volontà di abdicare, nel 2008, in favore del figlio, il principe Jigme Khesar Namgyel Wangchuck.</div> <div align="right">Fonte: <a href="http://www.swissinfo.org/sit/swissinfo.html?siteSect=143&amp;sid=6436649&amp;cKey=1138955772000" target="NewWindow">swissinfo.org</a> </div> <div>Vedi anche: <a href="http://www.risveglio.net/iblog/C1159018468/E2037351138/index.html" target="NewWindow">In Bhutan vietato fumare anche all'aperto</a> e <a href="http://www.risveglio.net/iblog/C1159018468/E20051008151547/index.html" target="NewWindow">Bhutan Paese felice</a></div> ]]></description>
      <pubDate>Fri, 03 Feb 2006 16:33:22 +0100</pubDate>
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      <title><![CDATA[Candelora ]]></title>
      <link>http://www.risveglio.net/iblog/C1041870716/E20060202100154/index.html</link>
      <description><![CDATA[ <br /> <div><br /><a title="Photo credits: madhatter.it" href="http://www.madhatter.it/art/photos/photos.htm" target="_blank"><img class="full" src="http://www.risveglio.net/img/candele-ferrara.jpg" border="0" /></a><br />Proserpina era tanto bella che Plutone, dio degli inferi, invaghitosi di lei, la rapì per farla sua moglie e regina. La madre di lei, la dea Cerere, e i suoi parenti, a lungo la cercarono per le selve agitando le fiaccole accese. In memoria, appunto, di questa ricerca le donne romane si aggiravano per la città con le fiaccole.<br /><br />Nel IV secolo papa Silvestro diede alla festa l'attuale significato cristiano, stabilendo che in questo giorno avvenisse la benedizione annuale della provvista di candele per uso liturgico, da cui il nome di Candelora (<i>festum candelarum</i>).<br /><br /><i>Se l'ors à la Siriola la paia al fa soà ant l'invern tornom a antrà</i>. Ovvero: «Quando l'orso alla Siriola fa saltare la paglia si rientra nell'inverno». Se l'orso si rigira nel giaciglio e continua a dormire si torna a soffrire il freddo. <br /><br />Nei paesi anglosassoni vige la credenza che certi animaletti come il riccio, vengano fuori dalla tana nel giorno di Bridget per prevedere che tempo farà: se il tempo è nuvolo oppure piove, l'inverno è andato e non farà più freddo, altrimenti l'inverno continuerà per altri 40 giorni. Dato che nel Nuovo Mondo non ci sono ricci, in America è stato istituito il «giorno della marmotta» (<i>groundhog</i>) in luogo di quello del riccio (<i>hedgehog</i>).<br /><br /><i>Per la santa Candelora se nevica o se plora dell'inverno siamo fora; ma se sole o solicello siamo sempre a mezzo 'nverno</i> — <i>Se piôv par la Zariôla quaranta dè l'inveran in z'arnova</i> (Romagna: Se piove per la Candelora si rinnovano quaranta giorni d'inverno). <i>Se nevica per la Candelora sette volte la neve svola</i>. <i>Per la Candelaia è un freddo che s'abbaia</i> (Toscana). <i>De la Candelora ogne acceddu fa la cova</i> (Salento: Dalla candelora ogni uccello fa la cova).</div> ]]></description>
      <pubDate>Thu, 02 Feb 2006 10:01:54 +0100</pubDate>
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      <title><![CDATA[Londra: carta dei diritti degli animali ]]></title>
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      <description><![CDATA[ <br /> <img title="Photo credits: ANSA" class="full" src="http://www.risveglio.net/img/gatto_nella_neve.jpg" /> <p>I diritti di 10 milioni di gatti, 8 milioni di cani e un milione di conigli che abitano nelle case del Regno Unito saranno sanciti dalla legge. Il governo britannico varerà infatti una serie di codici di condotta ai quali i padroni degli animali domestici dovranno attenersi, pena il pagamento di una multa fino ad oltre 7.000 euro o, nei casi più gravi, il carcere. Appositi opuscoli saranno distribuiti da veterinari, negozi per animali, allevamenti e su Internet.</p> <div align="right">Fonte: <a href="http://www.ansa.it/main/notizie/awnplus/cultura/news/2006-01-30_671137.html" target="NewWindow">ANSA</a></div>  <div align="right"></div> ]]></description>
      <pubDate>Tue, 31 Jan 2006 11:09:04 +0100</pubDate>
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      <title><![CDATA[I giorni della Merla ]]></title>
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      <description><![CDATA[<div><i>Secondo la tradizione popolare gli ultimi tre giorni di gennaio coincidono con i tre giorni più freddi dell’inverno. Tanto che perfino la Merla, che un tempo aveva il piumaggio bianco, per riscaldarsi andò a ripararsi in un camino. Il suo manto divenne grigio per la fuliggine e da allora rimase di tale colore …</i></div>  <br /> <div><br /><a title="Altre foto di merli maschi e femmine" href="http://www.birds.se/kotra.htm" target="_blank"><img class="full" src="http://www.risveglio.net/img/turdus_merula_f.jpg"  alt="La merla" border="0"></a><br><br> <p>A Milano si narra la leggenda che attribuisce a Cornelio Mrula, sacerdote di Giove, la riforma del calendario per incarico di Cesare. Egli avrebbe tolto tre giorni a Febbraio e li avrebbe uniti a Gennaio: poi giorni di Mrula sono col tempo diventati i giorni della merla.</p> <p>Nel Cremonese e in altri territori bagnati dal Po, dove pure i "giorni della merla" sono gli ultimi tre di gennaio, si narrano leggende diverse. Si racconta che un contadino, attraversando il grande fiume gelato, con il suo carro trainato dalla cavalla di nome Merla, a causa della rottura dello strato di ghiaccio sia stato inghiottito dalle acque</p> <p>Una variante a questa tradizione è quella che alcuni soldati sarebbero precipitati in acqua mentre attraversavano il Po trascinando un cannone detto Merla.</p> <p>Nel Lodigiano, dove pure i giorni della merla sono il 29, 30 e 31 gennaio, si racconta che in un inverno tanto freddo da gelare le acque dei fiumi un giovane sia riuscito ad attraversare l’Adda per recarsi a sposare l’amata, ma quando la giovane coppia camminò sulla lastra gelata del fiume per raggiungere la loro nuova casa, il ghiaccio si ruppe e la sposina, di nome Merla, annegò. Poi il giovane la cercò invano e disperatamente per tre giorni, che poi divennero, nella memoria, i giorni della Merla.</p> <p>Una diversa versione racconta di una ragazza che per ottenere dai genitori il consenso a sposare l’innamorato, dormì tre notti al freddo sul tetto di casa abbracciando, per riscaldarsi, un camino. La terza mattina fu trovata affumicata e stecchita come molti merli morti per il freddo.</p></div> ]]></description>
      <pubDate>Sun, 29 Jan 2006 13:01:01 +0100</pubDate>
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      <title><![CDATA[La meditazione sul respiro ]]></title>
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      <description><![CDATA[Che differenza c'è tra concentrarsi su un atto ripetitivo come il respiro e un atto ripetitivo come un mantra?  <br /> Ci sono molte differenze.La prima è che il respiro è un oggetto interno, mentre il mantra è esterno.  La seconda è che non abbiamo bisogno di imparare a respirare. Il respiro c'è sempre, che ci stiamo attenti oppure no. E' una funzione naturale del nostro corpo che ci accompagna ininterrottamente dalla nascita alla morte.In terzo luogo non è necessario alcun apparato dottrinario, dogmatico o teologico. Non c'è bisogno di alcuna conversione né di alcuna spiegazione esoterica. Il respiro è lo stesso per tutti, uguale per tutti e nello stesso tempo molto personale. Chiunque può praticare la meditazione sul respiro senza per questo diventare buddista o quant'altro.In quarto luogo nella meditazione sul respiro ci si ancora a una sensazione e non a un pensiero. In questo modo si taglia fuori tout-court il pensiero discorsivo con il suo corredo di associazioni emotive disturbanti.In passato, collaborando con i medici, ho insegnato la meditazione sul respiro a pazienti oncologici come sostegno alle cure chemioterapiche. Ebbene, un mantra non sarebbe stato ugualmente proponibile in quel contesto. Infatti, durante le sedute di pratica, che si svolgevano in un ambiente niente affatto religioso, ma solo ordinariamente confortevole e gradevole, non si è mai parlato di buddismo né di qualunque altra religione, anche se nel gruppo, ovviamente, sono passate persone veramente di ogni religione e di nessuna religione.Dal punto di vista pratico c'è, a parer mio, un altro vantaggio: cioè che è molto più chiaro per chi pratica quando si sta attenti e quando no. Un mantra si può ripetere a pappagallo lasciando che la mente vaghi come le pare. Col respiro questo è più difficile perché o stai sulla sensazione (ossia sulla percezione cinestetica) oppure non stai meditando. La consapevolezza non è un contenuto mentale. E' un passo indietro nel presente immediato: via dal pensiero sulla percezione della realtà qui e ora.Inoltre tramite la meditazione di osservazione del respiro (anapanasati) si sviluppa quella coscienza dell'osservatore che è la chiave per riuscire nella pratica dell'introspezione (vipassana). Riuscire a osservare il proprio respiro senza interferire è già in sé un bel traguardo, che implica l'apprendimento del mollare il bisogno di controllo.Da ultimo direi che non è vero che i respiri sono tutti uguali. Chi pratica sa bene che la percezione del respiro cambia nel corso dello stesso respiro e da un respiro all'altro. ]]></description>
      <pubDate>Thu, 26 Jan 2006 19:12:08 +0100</pubDate>
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      <title><![CDATA[Il cervello «sente» il silenzio ]]></title>
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      <description><![CDATA[Lo studio di due neurologi francesi  <br /> (ANSA) ROMA, 6 gennaio — Il cervello è in grado di «sentire» anche il silenzio. Ad esserne convinti sono due neurologi francesi, Pierre Fonlupt e Julien Voisin. Secondo gli studiosi dell'Istituto nazionale delle ricerche francese, quando siamo immersi nella completa assenza di suoni si attiva una specifica area, proprio la stessa che diventa attiva quando siamo all'ascolto di qualunque suono. Secondo gli esperti la scoperta potrebbe avere utilità nel capire come trattare i disturbi dell'attenzione. Fonte: ANSA  ]]></description>
      <pubDate>Fri, 06 Jan 2006 22:00:34 +0100</pubDate>
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      <title><![CDATA[Anicca ed entropia ]]></title>
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      <description><![CDATA[<div><b>«Con le uova si fanno le frittate, ma con le frittate non si fanno le uova»</b></div>  <br /> <div><br />Entropia è una parola che viene dal greco e significa rivolgimento (<i>τροπή</i>), ossia cambiamento, interno (<i>εν</i>), ed indica un mutamento di stato dell'energia, che passa dall'essere disponibile al non esserlo più. Il valore dell'entropia positiva determina il grado di disordine di un sistema, sia che si tratti di un sistema aperto, cioè che scambia energia con l'ambiente, come un'automobile o un essere vivente, oppure un sistema chiuso, cioè che non scambia energia con l'ambiente come un pianeta oppure l'universo. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Entropia_%28termodinamica%29" target="NewWindow">La legge dell'entropia</a> dice, in sostanza, che se io brucio un pezzo di carbone per scaldarmi non potrò più bruciare quel pezzo di carbone di nuovo. E che, se con le uova si fanno le frittate, con le frittate non si possono rifare le uova.<br /><br />Qualcuno vorrebbe che la vita contraddicesse la legge dell'entropia, ma purtroppo ciò non è vero, allo stato attuale delle conoscenze. La tendenza della vita a generare strutture sempre più complesse e "ordinate" e a mantenere l'omeostasi interna può essere paragonata a quelle piccole anse dei fiumi in cui, formandosi un lento vortice, la corrente scorre al contrario per qualche metro. Limitandosi a guardare solo in quel punto si può avere la sensazione che la legge secondo cui l'acqua scorre verso il mare non valga, ma allargando il proprio campo di osservazione ci si accorgerà che quell'acqua, compiuto il suo largo giro, riprende la direzione corretta. Come l'ansa di un fiume, così gli esseri viventi sono sistemi aperti, cioè scambiano materia ed energia con l'ambiente. Se ci si limita ad osservare i soli esseri viventi si può incorrere in un errore di valutazione. In realtà, sommando l'entropia dei sistemi biologici a quella del loro ambiente ci si accorgerà che l'entropia aumenta invariabilmente.<br /><br />E' interessante osservare che "l'arte di vivere" prescritta dal Buddha ai suoi discepoli appare dettata da un'acuta consapevolezza della legge dell'entropia. L'ideale etico rappresentato dal <i>Vinaya</i> é anche il modo più leggero di passare per il mondo, lasciando il minor numero di tracce possibile: un tenore di vita a bassa entropia, infatti, costituisce ancor oggi il modello ideale per garantire alle specie viventi e al pianeta la massima durata. Questo non è un caso. La legge dell'entropia, affermando che il disordine totale dell'universo è in costante aumento, conferma in pieno la dottrina buddista dell'impermanenza (<i>anicca</i>) che riguarda tutte le cose condizionate e composte, l'insieme delle quali altro non è che l'universo nella sua interezza.  La stessa parola uni-verso significa, tra l'altro, "volto in una sola direzione" e questa direzione è la freccia del tempo, che va dal <i>cosmos</i> al <i>chaos</i>, ovvero dall'ordine al disordine. Infatti senza entropia non ci sarebbe il tempo, e senza il tempo non ci sarebbero entropia né vita, perché la vita produce entropia.<br /></div> ]]></description>
      <pubDate>Thu, 05 Jan 2006 12:44:45 +0100</pubDate>
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      <title><![CDATA[La vacuità non è il nulla ]]></title>
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      <description><![CDATA[<div><i>Trenta raggi s'incontrano nel mozzo della ruota e in quel che è il suo vuoto sta l'uso del carro. Si tratta l'argilla e se ne foggia un vaso e in quel che è il suo vuoto sta l'uso del vaso. Si forano porte e finestre per fare una casa e in quel che è il suo vuoto sta l'uso della casa. Perciò dal pieno viene il possesso, dal vuoto viene l'utilità.</i><br /></div> <div align="right"><b>Dao-de-jing, cap. XI</b></div>  <br /> <div><br />Che la vacuità non sia il nulla è un concetto che dovrebbe essere di per sé evidente, dal punto di vista linguistico ancor prima che da quello filosofico. In geometria, per esempio, una linea retta è composta di punti che, pur non avendo, per definizione, alcuna dimensione, nulla non sono. <br /><br />Nella filosofia buddista <i>sunyata</i> è un vuoto ontologico, ma non è il nulla, anzi, è una vacuità gravida di potenzialità. I matematici indiani, che avevano inculturato questo concetto, trasponendolo in aritmetica inventarono lo zero e la scrittura posizionale dei numeri. In sanscrito, infatti, «zero» si dice <i>sunya</i>. Graficamente è rappresentato come un piccolo cerchio vuoto. Questo per sottolineare come la matematica non sia meno debitrice al Buddha di quanto non lo sia a Pitagora.<br /><br />La dottrina buddista del vuoto ha dovuto attendere la fisica del XX secolo per avere una conferma esterna. Fino ad allora era solo un dogma autoreferente e di ardua comprensione per la maggioranza delle persone. Ma da quando si poté osservare che il rapporto tra pieno e vuoto all'interno di un atomo è paragonabile a quello che intercorre tra un nucleo pieno grande come una capocchia di spillo attorno alla quale gli elettroni descrivono orbite vuote grandi come la cupola di San Pietro, è molto più facile comprendere di quanto non fosse nei secoli passati in che senso «tutti i <i>dharma</i> sono vuoti». Oggi possiamo tranquillamente affermare che il Buddha aveva ragione, almeno per quel che riguarda la struttura della «materia». <br /><br />L'idea dello zero sarebbe potuta venire a un matematico condizionato dal dogma monoteistico? Un contesto che si muove verso l'esperienza-limite della pienezza avrebbe potuto concepire l'esperienza-limite della vacuità? Sono domande che non hanno risposta. Rimane, storicamente provato, il fatto che furono i matematici indiani a scoprire lo zero perché pensavano la vacuità.</div> ]]></description>
      <pubDate>Sat, 31 Dec 2005 17:53:27 +0100</pubDate>
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      <title><![CDATA[ΑναρΧή ]]></title>
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      <description><![CDATA[Analogie e differenze tra il pensiero buddista e quello anarchico.  <br /> Per quanto sorprendente possa sembrare, tra il pensiero anarchico e quello buddista ci sono analogie: infatti il buddismo è an-archico nella misura in cui rifugge dall'affermazione filosofica di principi primi. Le dottrine buddiste di a-nitya (non-permanenza) ed an-atman (non-personalità) sono la negazione di due principi (αρχή) che la tradizione brahmanica considerava fondanti. E poi il buddismo è ateo. Non nel senso che nega dio — perché la negazione sarebbe comunque l'affermazione di un principio forte, sia pure in forma negativa —, ma nel senso che ne prescinde. Tutto l'insegnamento del Buddha concerne la vita dell'uomo e il suo dolore. Al problema esistenziale vien data una risposta che è insieme psicologica e spirituale, ma che non è, né in prima né in seconda istanza, religiosa o teologica; il Buddha, infatti, non parlò mai di dio, tacendo deliberatamente su quest'argomento.Questo tratto an-archico del pensiero buddista è tanto marcato che certi studiosi sono incerti se classificare il buddismo come religione o come filosofia. Forse non tutti sanno che l'alfa privativa, prima di essere un simbolo degli anarchici, è da millenni un simbolo buddista — al pari della ruota e della foglia di pipal — ed è detta «la saggezza suprema in una sola lettera». Questa indica, appunto, il prefisso da premettere a tutte le nozioni affermative che vengono negate dalla suprema saggezza, in quanto sono solo parole, mere emissioni di voce, che indicano enti privi di «realtà». Negando l'essenzialità dell'apparenza, l'alfa privativa diviene così il simbolo della vacuità. Se scritta in caratteri devanagari, ossia la scrittura che prevale nell'India del Nord, il profano può scambiare quest'alfa privativa con la sacra sillaba aum, in quanto anche la sua grafia richiama quella del numero 3 (anche l'aum comincia con un'«a»).Come mai questo anarchismo filosofico non ha mai prodotto un anarchismo politico? La risposta è che il buddismo non è una dottrina sociale, ma una via ascetica alla conoscenza. L'obiettivo del buddismo è la liberazione dal dolore esistenziale. Gli ordini monastici buddisti non sono mai stati anarchici: il Buddha, finché visse, ne fu il capo naturale (sebbene negasse di esserlo), ma alla sua morte il primo concilio designò un successore e canonizzò lil regolamento (vinaya) cui il monaco deve attenersi.Sebbene la filosofia buddista sia sempre stata tanto ardita e controcorrente, l'ordine dei monaci è sempre stato un modello di santità tradizionale, caratterizzato da povertà, castità e nonviolenza; così allo spinto relativismo filosofico fa da contrappeso un serio rigore etico. Ciò deriva dal fatto che anche la religione vedica, nella quale il Buddha nacque e crebbe e fu educato, non richiede tanto l'adesione a un credo religioso, quanto l'osservanza di precetti sociali e rituali. Lo stesso Buddha, pur rigettando l'autorità religiosa della casta sacerdotale, finché visse si comportò in un modo che anche i bramini consideravano ineccepibile. Inoltre, non bisogna dimenticare che lo Shakyamuni e i suoi discepoli non erano buddisti. Anzi, il Buddha adempì fino in fondo ai dettami della tradizione vedica facendo il voto di sannyasa (rinuncia) solo dopo aver generato un figlio maschio, prendendo la veste color zafferano, ordinando discepoli ecc. Il buddismo come religione separata nacque solo dopo la morte del Buddha, quando i discepoli, riuniti in concilio, decisero di dare continuità alla comunità che s'era radunata intorno al Maestro.In Occidente l'anarchismo politico nacque anche come ribellione all'assolutismo religioso della Chiesa su cui si fondava il dispotismo politico. E qui la morale è, forse, che meno dogmi si vogliono conculcare, meno ribellismi si vanno a fomentare.Una vistosa differenza tra l'anarchismo filosofico e il buddismo sta nel fatto che l'anarchismo si fonda su una visione un po' troppo ottimista della natura umana; riecheggiando Rousseau e il mito del buon selvaggio, i pensatori anarchici sono convinti che gli esseri umani sarebbero buoni se non venissero corrotti dalla società; un'idea, questa che nessun buddista sottoscriverebbe. L'idea di fondo, che sta dietro lo yoga, il samkhya e il buddhismo è che gli esseri umani non nascono affatto liberi (come diceva Rousseau), ma già incatenati dalle tendenze karmiche (vasana) formatesi durante le innumerevoli precedenti esistenze; anzi, proprio queste catene sarebbero la causa efficiente dell'attuale rinascita perché, se fossimo liberi, non rinasceremmo mai più. Il tratto ottimista del buddismo sta nella credenza che tutti gli esseri siano portatori della potenzialità del risveglio (la cosiddetta natura di buddha), che si può manifestare una volta trasceso tutto il condizionamento. ]]></description>
      <pubDate>Mon, 26 Dec 2005 12:20:19 +0100</pubDate>
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