La sostanza primordiale, la cui essenza è il silenzio, quella io sono. Perché prendersi il disturbo di pensare «quello sono io»? La meditazione è quiete; è l'estinzione dell'io; quando l'io è andato, dov'è il posto per il pensiero?
Ramana Maharshi
Circolo vizioso o virtuoso? La metafora del cane, del gatto, del drago o del serpente che rincorrono, mordono o divorano la propria coda allude a un ragionamento o una situazione ripetitivi, se non del tutto sconclusionati. Oppure indica una coazione a ripetere, una compulsione per cui ci si trova a rivivere vicende emotive ricorrenti, ricreando in modo inconscio situazioni molto simili a quelle da cui si voleva sfuggire.
È un urovoro, infine, anche la domanda «Chi sono io?», che Bhagavan Ramana Maharshi insegnava come pratica spirituale, in quanto il soggetto e l'oggetto dell'indagine coincidono. Il Maharshi caldeggiava quest'indagine perché la tautologia autoreferenziale ha un potere paradossale detonante che, se innescato, può deflagrare ed estinguere in un sol botto tutto il pensiero ripetivo, automatico e coatto, lasciando dietro di sé solo pura consapevolezza senza sforzo e un organismo biologico perfettamente funzionante, libero dalle distorsioni e interferenze della struttura separativa della mente.