«Nessuna di queste divinità o esseri spirituali che ti appaiono ha un'esistenza più reale di quella degli esseri umani. È sufficiente che tu riconosca queste apparizioni come riflessi delle tue stesse forme-pensiero. Esse sono soltanto proiezioni dei contenuti della tua coscienza, visualizzate, per effetto del karma, come apparizioni nello stato intermedio: dei nulla illusori intessuti in forma di sogni».
Bardo Thötröl, il libro tibetano dei morti
Uno degli insegnamenti più notevoli contenuti nel libro tibetano dei morti (o, più esattamente, Bardo Thötröl, conosciuto anche come Bardo Thodol) è il principio che qualunque fenomeno si percepisca durante il processo della morte è, in ultima analisi, illusorio. Le esperienze di visione di luce interiore, l'ascolto di melodie meravigliose, la sensazione d'essere fuori dal corpo, secondo il Bardo Thötröl, non sono altro che proiezioni momentanee dello stato psicologico del morente. Come tali, non devono assolutamente essere prese come se avessero una realtà in sé e per sé, perché per loro natura non possono rivelare la verità ultima, ma soltanto — anche se meravigliosamente — oscurarla.

Le implicazioni per il lama morente sono chiare: non accettare qualunque cosa possa apparire nello stato intermedio (pre morte e immediatamente susseguente alla morte), attribuendo realtà e permamenza a fenomeni che non le posseggono affatto, perché ogni apparizione tradisce la propria origine psicologica. Sono, cioè proiezioni della mente del morente. Il morente deve rendersi conto, invece, che il nirvana è l'origine da cui la mente e tutte le sue visioni sorgono e che, perciò, non è in se stesso una visione.
Soprendentemente, un'autorevole conferma degli insegnamenti del libro tibetano dei morti, viene da un moderno mistico indù di nome Baba Faqir Chand che, molto probabilmente, non s'è mai imbattuto né nel Bardo Thötröl né nei suoi insegnamenti, ma che giunse alle medesime conclusioni applicando il metodo di meditazione insegnatogli dal suo guru, Shiv Brat Lal di Gopiganj. Faqir Chand, come i suoi colleghi lama, passò gran parte della propria vita in meditazione, cercando di passare consapevolmente attraverso il processo della morte mentre era ancora vivo, allo scopo di prepararsi all'esito finale. Ma, a differenza degli altri, Faqir Chand ci ha lasciato un resoconto particolareggiato degli oltre settant'anni in cui ha meditato dalle 3 alle 12 ore giornaliere, una pratica che lo condusse, infine, al risveglio. Il risultato è un rapporto molto ricco che fornisce una completa comprensione del fenomeno delle visioni interiori che la mente proietta negli stati intermedi tra la vita e la morte.
«Nessuna di queste divinità o esseri spirituali che ti appaiono [nel pre morte N.d.T] ha un'esistenza più reale di quella degli esseri umani. È sufficiente che tu riconosca queste apparizioni come riflessi delle tue stesse forme-pensiero. Esse sono soltanto proiezioni dei contenuti della tua coscienza, visualizzate, per effetto del karma, come apparizioni nello stato intermedio: dei nulla illusori intessuti in forma di sogni».
Bardo Thötröl, il libro tibetano dei morti
«Ora, vedete, nessun Gesù Cristo viene dall'esterno dentro la visione di nessuno. Nessun Rama, Nessun Krishna, nessun Buddha, nessun Baba Faqir si manifesta da fuori a nessuno. Queste visioni sono fenomeni provocati dalle impressioni e dalle suggestioni che il devoto ha già accolto nella propria mente. Queste impressioni e suggestioni gli appaiono come un sogno. Ma nessuno viene da fuori. Questa è la pura verità».
Baba Faqir Chand (1886-1981)
Fonte: Inner Visions And Running Trains di David C. Lane, Ph.D
Traduzione e adattamento di F.Pelliconi